Scrivere Millimetri è stato un viaggio intenso, introspettivo, ai limiti della mia capacità di immedesimarmi ciò personaggi. Questo romanzo, composto da due racconti lunghi, è nato dal desiderio di esplorare due dimensioni diverse della vita: quella sospesa tra realtà e immaginazione e quella più concreta, fatta di rapporti umani e quotidianità.
Il primo racconto di Millimetri è nato quasi per caso, da un impulso che mi ha colta, in silenzio, una sera davanti alla tv. La storia narra di una ragazza giovane, incinta, sospesa tra la vita e la morte. Ho immaginato un incidente, un coma, e mi sono chiesta: cosa accade alla mente quando il corpo è fermo, immobile? Da questa domanda è nato il viaggio della protagonista in un mondo fantastico, dove ricordi e allucinazioni si mescolano, creando un mosaico surreale. Scrivere questa parte è stato un processo quasi meditativo. Mi sono trovata a immergermi nei suoi pensieri, a cercare di capire cosa significasse per lei questo spazio sospeso, questo limbo dove tutto è possibile ma nulla è reale.
La difficoltà più grande, in questo caso, è stata bilanciare il mondo fantastico con la realtà. Non volevo che il racconto fosse troppo onirico, né troppo legato alla dimensione terrena. Volevo che chi leggesse si sentisse perso insieme alla protagonista, ma senza mai perdere completamente il filo. Questo equilibrio è stato difficile da trovare, e ci sono stati momenti in cui mi sono chiesta se stessi esagerando con i dettagli surreali o, al contrario, se stessi rendendo la storia troppo piatta. La nascita del bambino, il ritorno alla realtà, e infine il risveglio della protagonista rappresentano un viaggio interiore, una trasformazione che non è solo fisica, ma anche emotiva. Il finale è stato pensato una volta terminato anche il secondo racconto, ma non faccio spoiler.
Il secondo racconto, invece, si muove su un piano completamente diverso. Qui la protagonista è un uomo: un professore di matematica e geometria in pensione. Questo personaggio è nato dalla mia fascinazione per le persone che, pur vivendo una vita apparentemente tranquilla, nascondono un universo di complessità e sentimenti. Non si è mai sposato, ha un amico con cui condivide la passione per la pittura e viene coinvolto in situazioni che mettono alla prova la sua privacy e le sue abitudini. Scrivere la sua storia è stato, in un certo senso, un antidoto alla serietà del primo racconto. Ho voluto esplorare il lato comico delle relazioni umane, le situazioni imbarazzanti, le incomprensioni che nascono dalla vicinanza.
La vicina di casa, con il figlio un po’ sbandato, rappresenta una forza di disturbo che scuote il suo mondo ordinato. Mi sono divertita a immaginare i piccoli drammi che questo professore affronta: dai pasti improvvisati con la vicina alle difficoltà nel gestire una ragazza difficile a cui deve dare ripetizioni. Ma dietro la leggerezza, c’è una riflessione più profonda: come ci relazioniamo con gli altri? Quanto siamo disposti a cambiare le nostre abitudini per lasciare entrare qualcuno nella nostra vita? La parte più complicata di questo racconto è stata rendere il professore autentico, senza cadere nello stereotipo. Non volevo che fosse il classico personaggio burbero e solitario, ma qualcuno con un lato umano, vulnerabile. Il suo rapporto con l’amico pittore, ad esempio, mi ha permesso di mostrare una sfaccettatura più intima e riflessiva del suo carattere. Allo stesso tempo, le situazioni comiche con la vicina e con la ragazza a cui dà ripetizioni bilanciano la storia, rendendola più vivace.
Il titolo Millimetri racchiude il senso di entrambe le storie. In ogni momento della vita, si è a pochi millimetri dal cambiamento, dal prendere una decisione che può trasformare tutto. La ragazza del primo racconto vive questa trasformazione in uno spazio sospeso, in bilico tra vita e morte. Il professore, invece, affronta il cambiamento attraverso gli altri, nelle piccole grandi scelte quotidiane che lo spingono a uscire dalla sua comfort zone.
Scrivere Millimetri mi ha insegnato molto, non solo sulla scrittura, ma anche su come trattare la complessità della psiche umana. Ci sono stati momenti in cui ho dubitato di poter portare a termine il progetto. A volte mi sentivo sopraffatta dalla complessità delle emozioni che volevo trasmettere. Altre volte mi chiedevo se le due storie fossero troppo diverse per convivere nello stesso libro. Alla fine, però, ho capito che entrambe rappresentano un pezzo della mia visione della vita: un equilibrio tra profondità e leggerezza, tra sogno e realtà. Se c’è qualcosa che ho imparato scrivendo questo romanzo, è che non bisogna avere paura di esplorare. Ogni storia, ogni personaggio, è un’opportunità per imparare e crescere il proprio stile personale. millimetrinche se il processo è faticoso, il risultato ripaga sempre. Scrivere Millimetri è stato un viaggio che spero possa emozionare chi lo legge, così come ha emozionato me mentre lo creavo.


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