una donna seduta e rannicchiata con le ginocchia al petto

Quando tutto rema contro (Seconda parte)

Le resistenze che ci tengono fermi

Prima parte

Ci sono momenti in cui sentiamo che qualcosa dentro di noi sta cambiando. Forse non abbiamo ancora parole precise, ma sappiamo di non poter tornare indietro. Eppure, ci ritroviamo immobili. Nonostante il desiderio di trasformazione, ogni passo sembra bloccato. Come se una corrente contraria ci trattenesse, come se camminassimo nel fango, anche quando sappiamo che restare fermi fa più male che muoversi.

Questa corrente ha un nome: resistenza. A volte prende la forma della paura — “e se sbaglio?”, “e se perdo tutto?”. Altre volte parla con la voce del senso di colpa — “con tutto quello che ho, non dovrei lamentarmi”, “deluderò chi mi vuole bene”. Spesso è legata all’attaccamento all’identità che ci siamo costruiti — quella che gli altri riconoscono, quella che abbiamo difeso per anni, come l’identità del bravo professionista, del genitore affidabile, della figlia perfetta.

Le resistenze interiori

Cambiare significa, in parte, morire a chi eravamo. E questo fa paura. Anche se la trasformazione è desiderata, una parte di noi farà di tutto per evitarla. È la parte che ama la sicurezza, che preferisce la zona conosciuta, anche se ci fa soffrire — come una relazione insoddisfacente, ma familiare. La resistenza si manifesta spesso con procrastinazione, confusione, autosabotaggio. Non perché siamo deboli, ma perché il sistema interno si sta riorganizzando per accogliere il nuovo.

Riconoscerla è il primo passo. Invece di combatterla, possiamo imparare a dialogarci. Chiediamoci: “Di cosa ho paura, davvero? Cosa sto proteggendo?”. Spesso, dietro la resistenza, c’è una parte ferita che ha bisogno di rassicurazione, non di giudizio.

Le resistenze esterne

Non tutte le resistenze vengono da dentro. Spesso sono le reazioni dell’ambiente a renderci il cambiamento più difficile. Famiglia, amici, colleghi: chi ci conosce in un certo modo può sentirsi destabilizzato se iniziamo a cambiare. Può accadere che ci mettano in guardia, che ci sminuiscano, che ci dicano che non siamo più “noi stessi”. Non sempre per cattiveria, ma per paura di perderci, o di essere costretti a cambiare a loro volta.

In questi momenti, è fondamentale ricordare che il nostro percorso non ha bisogno del permesso di nessuno. Possiamo scegliere di ascoltare con empatia, ma non è necessario obbedire. Le critiche possono ferire, ma spesso parlano più delle paure altrui che dei nostri limiti reali.

Lasciare che le resistenze parlino

Il cambiamento vero non inizia dalla lotta, ma dall’ascolto. Anche la parte che oppone resistenza ha qualcosa da dirci. Se le diamo spazio, può diventare una guida. Un modo semplice per farlo è scrivere una lettera alle nostre paure: lasciarle parlare, dar loro voce. Può diventare un rituale di ascolto compassionevole, che lenisce e chiarisce. Oppure immaginare una porta chiusa davanti a noi, e visualizzare cosa c’è dietro. Qual è il timore che ci blocca? Qual è la forza che ci aspetta oltre quella soglia?

Esercizio pratico: lettera alle paure

Prenditi 20 minuti in un momento di quiete. Scrivi una lettera alle tue resistenze interiori, come se fossero persone reali. Puoi iniziare con:

“Cara Paura, so che ci sei. So che vuoi proteggermi. Ma ora voglio capire meglio da dove vieni e cosa cerchi di dirmi.”

Lascia che parlino. Non censurare nulla. Poi, se vuoi, rispondi. Può nascere un dialogo prezioso, che non elimina la resistenza, ma la trasforma in alleata.

Ricorda: ogni blocco ha qualcosa da insegnare. E anche quando tutto sembra remare contro, ascoltare profondamente può aprire la strada che cercavi.

Terza parte


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Commenti

2 risposte a “Quando tutto rema contro (Seconda parte)”

  1. Avatar Le perle di R.

    Occorreva proprio parlare delle resistenze, sia interiori che esteriori. C’è un passaggio di quelle esteriori, che spesso sono quelle che frenano maggiormente, da ripetere e ripetersi all’infinito : “è fondamentale ricordare che il nostro percorso non ha bisogno del permesso di nessuno. Possiamo scegliere di ascoltare con empatia, ma non è necessario obbedire. Le critiche possono ferire, ma spesso parlano più delle paure altrui che dei nostri limiti reali.”

  2. Avatar Francesca

    Grazie Rita! Studiando psicologia mi sto rendendo conto di tante cose e spero che condividendo questi articoli, possano essere di aiuto. 🌺

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