E anche per questo
C’è un momento, nella vita di ogni scrittore, in cui smette di scrivere. Non perché manchi il tempo. Né perché le idee si siano esaurite. Ma perché il silenzio diventa più forte. Un silenzio interno, che non ha nulla a che vedere con la quiete o la pace. È un silenzio che giudica, che pesa ogni parola prima ancora che venga scritta. Ti dice: “Non basta.” “È già stato detto.” “A chi dovrebbe interessare?”
Per me quel momento è arrivato più di una volta. Non lo chiamo blocco, perché il blocco presuppone che si voglia scrivere ma non si riesca. Io, in quei momenti, non volevo proprio. Scrivere mi sembrava una forma di presunzione. O di autoinganno. Mi dicevo che forse era il momento di smettere. Che non serviva a nulla.
E invece, ogni volta, qualcosa mi ha riportata lì. A quella pagina bianca. A quella frase iniziata e poi strappata. A quel personaggio che avevo abbandonato in un dialogo lasciato a metà. E non era l’ambizione. Né la disciplina. Era una voce sottile, quasi impercettibile, che sussurrava: scrivi anche solo per ricordare chi sei.
Non ho mai avuto un “metodo” nel senso più rigido del termine. Ma so riconoscere ormai i miei cicli interiori. C’è un tempo di semina invisibile, in cui non pubblico nulla, non condivido, non spingo. Ma ascolto. Annoto. Cammino. Poi arriva la fase dell’intuizione, quella che ti sveglia di notte con una frase in testa che devi scrivere subito, perché se aspetti il mattino se ne sarà andata. E infine, se tutto va bene, il tempo del lavoro lento e costante, quello che mi fa innamorare delle revisioni, delle piccole cesellature, delle parole che trovano posto solo quando smetto di cercarle.
Scrivere, per me, è sempre stato anche un modo per stare al mondo. Non per raccontarlo tutto, ma per abitarlo un po’ meglio. Per accogliere la contraddizione, la fragilità, le emozioni che non trovano spazio nel ritmo della vita quotidiana. Scrivo perché sono in cerca. Non di risposte, ma di risonanze.
Quello che pubblico sul blog, quello che propongo ai lettori che mi seguono da anni, è solo una parte del mio percorso. Ce n’è un’altra, quella più segreta, che voglio iniziare a condividere qui. Non per esibizionismo, ma per alleanza. Perché chi scrive sa quanto sia faticoso, e a volte meravigliosamente inutile, mettersi a nudo con le parole.
In questo spazio troverai anche questo: la scrittrice che ha smesso di credere nei suoi testi per settimane, quella che ha ricominciato da un dettaglio dimenticato, quella che si è chiesta se fosse ancora capace di raccontare una storia. E forse non ha trovato risposte. Ma ha continuato a scrivere.
Se anche tu scrivi, o hai smesso di farlo, o stai cercando una strada che non sia quella più battuta, sappi che questo spazio è anche per te. Non insegno niente. Racconto. E se qualcosa in ciò che condivido ti fa sentire meno sola, meno solo, allora forse valeva la pena.


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