un diario scritto a mano aperto con un segna pagina

I progetti che ho abbandonato 

E che forse mi hanno salvata

Non se ne parla quasi mai. Ci si concentra su ciò che è stato scritto, pubblicato, concluso. Ma ogni progetto finito si porta dietro una piccola folla di tentativi falliti, di racconti lasciati a metà, di idee bellissime che non hanno trovato forma.

Eppure, se guardo il mio percorso con onestà, so che i fallimenti creativi sono parte integrante del mio modo di scrivere. Non mi piacciono. Non li cerco. Ma oggi li rispetto.

C’è stato un romanzo che non ho mai scritto

Avevo una cartella piena di appunti.
Una protagonista femminile, tre piani temporali, una storia di ritorno e ferite antiche. Ci ho lavorato per quasi un anno. Avevo anche un titolo provvisorio, uno di quelli che ti si attaccano addosso. Ma a un certo punto ho capito che stavo cercando di scrivere qualcosa che non volevo davvero dire.
Lo facevo per dimostrare qualcosa. Per “essere all’altezza”. E così ho smesso. All’inizio è stato un dolore muto, una specie di fallimento personale.
Oggi so che è stata una forma di rispetto. Per me. Per la scrittura. Non era il tempo giusto. Non ero pronta.

Alcuni racconti li ho scritti, riletti, e poi messi via

Mi sono seduta, ho scritto con passione, ho sentito il fuoco. Ma poi, qualcosa si è spento. Non era più la storia che volevo raccontare.
Magari era troppo fredda, o troppo “letteraria”, o semplicemente… vuota.
Alcuni di quei testi sono ancora lì. Li rileggo a volte con affetto, come si guarda una vecchia foto. Non sono sbagliati. Ma non sono più miei.

Ho abbandonato progetti anche per paura

Sì. Paura di espormi. Paura di scrivere qualcosa che sarebbe sembrato troppo personale, o troppo fragile.
C’è un racconto in particolare, mai pubblicato, che parla di una perdita. L’ho scritto in due giorni, piangendo. Poi l’ho salvato con nome in codice, e non l’ho mai più aperto. Forse un giorno tornerò a lui. O forse no. Ma anche quello è stato scrivere. Anche quel testo nascosto mi ha cambiata.

Gli abbandoni creativi non sono perdite. Sono passaggi.

A volte mollare un progetto significa fare spazio a qualcosa di più vero. A volte significa solo riprendere fiato. A volte è solo un modo per ricordarsi che non tutto ciò che si inizia deve finire. E che non tutto ciò che non si conclude è inutile.

Oggi, se guardo quella cartella chiamata “idee incompiute”, non sento più vergogna. Sento gratitudine. Perché ogni testo lasciato indietro mi ha insegnato qualcosa.
Anche solo a riconoscere quando una storia non è mia. O quando non è ancora il momento di raccontarla.



Commenti

2 risposte a “I progetti che ho abbandonato ”

  1. Avatar gianpiccoli

    Capita ! Ho sempre evitato di trattenere le pagine abbandonate, perché ho sempre pensato che il motivo dell’abbandono sia più forte della causa che mi ha indotto ad iniziare il percorso. Non l’ho mai fatto per paura di ciò che pensavo, ma semplicemente perché il racconto non mi piaceva più.

    Con le poesie è diverso, certe volte non si trovano le parole adatte, allora si lasciano i versi “appesi”, nell’attesa che una brezza leggera porti quella piccola tessera di carta mancante

    Un abbraccio

    Giancarlo

  2. Avatar Francesca

    Spesso ho voluto forzare perché mi sembrava impossibile un cambiamento così radicale di direzione. Li ho lasciati sedimentare sul fondo ma non è successo nulla il più delle volte. Adesso non ho più quella sensazione di abbandono, anzi, cambio strada e incontro sempre un altro personaggio, un’altra storia. Grazie Giancarlo! Un abbraccio

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