Scrittura e danza, quando il corpo apre le parole e la creatività prende forma nel movimento
La scrittura e la danza per me non sono mai state attività separate, perché ci sono giorni in cui non riesco a scrivere finché non ho mosso il corpo, come se le parole avessero bisogno di passare prima dai muscoli, dal respiro, dal ritmo.
Ci sono giorni in cui non riesco a scrivere finché non ho mosso il corpo. Non intendo la passeggiata sul lungomare, né lo stretching leggero del mattino. Intendo danzare davvero, come posso, come sento. Anche solo per cinque minuti.
Non serve il tempo giusto, serve il corpo disposto.
La scrittura viene dopo, ma è diversa. Più vera. Più precisa. Più viva.
Il corpo apre le parole
Il movimento ha un effetto diretto sui processi emotivi e creativi, come mostrano anche alcune pratiche che utilizzano la danza per facilitare l’espressione interiore.
Quando danzo, il corpo prende il posto della mente. Le preoccupazioni si spostano, scivolano altrove, come l’aria che sposti con un braccio. Le parole che prima sembravano bloccate da qualche parte – nella gola, nello stomaco, dietro agli occhi – iniziano a prendere forma. Ma non come pensieri. Come sensazioni.
È lì che comincia la scrittura. Non nella trama, non nei dialoghi. Ma in quel punto dove il fiato cambia, dove il ritmo pulsa, dove sento che potrei restare.
Allora smetto di danzare e mi siedo. Scrivo con il corpo ancora caldo, ancora aperto. E quello che viene fuori, spesso, non ha bisogno di essere corretto.
Il respiro in comune
Quando scrivo dopo aver danzato, sento chiaramente quanto scrittura e danza lavorino insieme. Le frasi non sono più spezzate dal dubbio, né zeppe di tentativi.
Sono scritte in esalazione. Fluiscono con la stessa naturalezza di un passo che si conosce a memoria, ma che ogni volta diventa nuovo. La scrittura e la danza condividono lo stesso ritmo, anche quando sembrano gesti lontani.
C’è un momento, dopo la danza, in cui mi sento intera. È lì che scrivere diventa possibile, ma anche inevitabile.
Anche il contrario è vero
Scrivere, a volte, mi lascia addosso qualcosa che ha bisogno di movimento. Un’emozione densa, una parola che non se ne va, un personaggio che ha lasciato il segno. Allora danzo. Non per creare, ma per digerire. Per lasciare andare. Il corpo lo sa fare meglio della mente. Quando il corpo si muove, la scrittura cambia, e il legame tra scrittura e danza diventa evidente.
Ci sono parole che solo ballando riesco a lasciar andare. E ci sono movimenti che solo dopo aver scritto riesco a sentire davvero miei. Per me scrittura e danza sono due modi diversi di entrare nello stesso stato creativo.
I miei riti
Non lo faccio sempre, ma quando posso:
– danzo prima di scrivere, senza musica o con un brano che accompagni il mio stato d’animo;
– mi siedo a scrivere con i piedi nudi a terra, ancora con il battito accelerato;
– tengo accanto un olio essenziale (di solito lavanda o arancio dolce), da massaggiarmi sui polsi mentre rileggo;
– rileggo i testi a voce alta, camminando per la stanza, per sentire se il ritmo è giusto.
Quando il corpo è coinvolto, la scrittura prende un’altra forma. Più piena. Più carnale. Meno controllata, più libera.
Scrivere e danzare, per me, non sono due gesti separati. Sono due modi per attraversare lo stesso sentire. Due voci che a volte si alternano, a volte si sovrappongono. Ma sempre, si ascoltano.
Forse è per questo che continuo a sentire scrittura e danza come due voci dello stesso linguaggio.


Rispondi