Il bisogno di approvazione mi faceva rileggere ogni parola pensando a chi l’avrebbe letta, più che a ciò che volevo dire.
C’è stato un tempo in cui rileggevo ogni parola pensando a chi l’avrebbe letta. Non con gioia, non con curiosità. Con il timore di non piacere.
Scrivevo cercando di non urtare, di non deludere, di non essere troppo. O troppo poco. Come se il mio compito fosse rassicurare, anziché raccontare.
Superare il bisogno di approvazione
All’inizio pensavo fosse normale: scrivere in modo che potesse piacere a più persone possibile, cercare il tono giusto, la forma più “condivisibile”.
Mi sembrava persino una forma di rispetto verso chi leggeva.
Ma nel tempo ho scoperto che, a furia di aggiustare ogni angolo, finivo per smussare anche me stessa.
Scrivevo testi corretti, garbati, persino belli. Ma non dicevano più davvero ciò che avevo dentro.
Mi sono resa conto che quel bisogno di approvazione e di piacere era diventato una gabbia elegante. E che per essere davvero libera dovevo dispiacere a qualcuno. O meglio: accettare che non tutti mi avrebbero capita.
Il momento in cui ho scelto
Non è successo in un giorno solo. Ma ricordo il momento preciso in cui, rilegendo un racconto molto personale, ho pensato: “Se qualcuno si allontanerà dopo aver letto questo, va bene.”
Era una storia che parlava di fragilità, di scelte controcorrente, di una donna che diceva no dove tutti si aspettavano un sì.
Sapevo che non avrebbe colpito al cuore tutti allo stesso modo.
Ma sentivo che era mia. E che finalmente non stavo più scrivendo per piacere, ma per essere vera. Da lì è cambiato tutto.
La libertà di restare fedeli a sé
Scrivere senza il bisogno di approvazione è un esercizio che richiede coraggio, ma anche una certa tenerezza verso se stessi.
Non si tratta di provocare o di andare contro, ma di non piegare la propria voce per compiacere.
È una forma di onestà che ha un costo: non tutti ti seguiranno. Ma chi lo farà, lo farà davvero.
E quella connessione è autentica, duratura, viva.
Oggi, ogni volta che scrivo qualcosa di molto personale, qualcosa che forse non “funziona” in senso editoriale, ma che vibra dentro di me… mi chiedo soltanto: è questo ciò che voglio dire, oggi?
Se la risposta è sì, non ho bisogno d’altro.
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Il bisogno di approvazione non è scomparso, ma non è più lui a decidere cosa posso dire.


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