un ragazzino seduto su una sedia i un campo mette la testa piegata all'indietro

Scrivo meglio quando non ci provo troppo – scrittura autentica e perfezionismo

Scrittura autentica, quando smetto di controllare troppo

Ho capito cosa significa davvero scrittura autentica solo quando ho smesso di provare a scrivere bene a tutti i costi.

Non so quando ho iniziato a pensare che scrivere “bene” fosse l’unica strada per scrivere davvero. Forse è successo presto, troppo presto. Alle medie già ricopiavo i miei temi in bella, cambiavo le parole per renderle “migliori”, e mi arrabbiavo con me stessa se un insegnante notava un refuso. Crescendo, ho solo raffinato la tecnica… e, con lei, anche l’ansia da prestazione.

Per anni ho vissuto la scrittura come un esercizio di controllo, lontano da quella scrittura autentica che arriva solo quando smetti di voler dimostrare qualcosa. Doveva esserci coerenza, ritmo, intensità. Ogni frase una piccola prova di valore. Ogni testo, una possibilità per essere letta, apprezzata, riconosciuta. A volte rileggevo talmente tante volte da perdere ogni senso di ciò che avevo scritto. Più cercavo di “fare bene”, meno mi convincevo del risultato. Una spirale che conoscono in tanti, e che si nutre di silenzi: quelli in cui non scrivi, perché niente ti sembra all’altezza.

L’errore che non volevo vedere

Il mio errore – uno tra i tanti – è stato pensare che la scrittura potesse essere addomesticata. Che bastasse imparare la tecnica, trovare il tono giusto, limare abbastanza. Ma c’è una parte della scrittura che non si fa domare. E, ironicamente, è quella che arriva solo quando smetto di cercarla a tutti i costi.

Non è sempre facile accorgersi del momento in cui si varca quella soglia. Di solito, lo sento nella schiena: mi accorgo che non sto stringendo i denti. Le mani non esitano. Le parole si infilano una dietro l’altra, quasi da sole. È come se scrivesse qualcun’altra al posto mio, e io fossi lì solo per non ostacolarla.

In quei momenti, non sto cercando di scrivere “bene”. Sto solo cercando di restare presente. Di seguire un’intuizione, un ricordo, una voce interiore che – stranamente – sa già dove andare.

Quando il gioco ritorna

Ci sono testi che ho scritto in uno stato di grazia inconsapevole, pensando che non li avrei mai pubblicati. Appunti buttati lì, pensieri veloci, esperimenti a margine. Eppure sono proprio quelli che poi hanno toccato di più chi li ha letti. Perché avevano qualcosa di vero. Di spontaneo. Di non sorvegliato.

Un giorno, rileggendo un racconto nato in un pomeriggio stanco, senza pretese, ho scritto a margine:

“Qui non mi stavo giudicando.”
E quello è diventato un appunto prezioso. Perché mi ricordava che la scrittura può essere anche questo: un gioco, un tentativo, un modo per respirare.

Il perfezionismo non è profondità

Nella scrittura autentica ho imparato che la verità non arriva quando tutto è perfetto, ma quando smetto di avere paura di non esserlo. Ho confuso, per molto tempo, il perfezionismo con l’onestà. Pensavo che più curavo un testo, più dicevo la verità. Ma la verità non sempre arriva limando: a volte arriva lasciando andare. Non sempre sta nelle frasi impeccabili, ma in quelle che tremano un po’. Quelle che non hai controllato troppo, ma che portano ancora addosso il fiato del momento in cui le hai scritte.

Scrivo meglio quando mi dimentico di dover scrivere bene.

Quando torno bambina, quella che scriveva lettere a nessuno e si commuoveva senza sapere perché. Quando mi concedo di sbagliare, tagliare, rifare. Quando sposto l’attenzione da come verrà accolto a come mi sento mentre lo scrivo. Allora sì, la scrittura torna ad essere viva. E anche se non sarà perfetta, sarà mia.

Scrivo meglio quando non ci provo troppo, e ogni volta che torno alla scrittura autentica mi ricordo che non devo dimostrare niente, devo solo restare vera.


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Commenti

2 risposte a “Scrivo meglio quando non ci provo troppo – scrittura autentica e perfezionismo”

  1. Avatar Le perle di R.

    Una grande verità: quando si forza si nota e quando c’è spontaneità scorre quasi come non fosse scritto da noi, e spesso ci sorprende che tali pensieri possano essere stati scritti proprio da noi.

    Un’altra cosa in comune: anch’io scrivevo lettere da bambina, con l’unica differenza che le mie avevano dei destinatari.

  2. Avatar Francesca

    Capita spesso che mentre scrivo non mi rendo conto nemmeno di farlo. Rileggendo mi stupisco di ciò che ho scritto. È proprio vero. Grazie Rita! 💐

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